Immunosoppressione: trattare e controllare l'infezione da virus HBV


La riattivazione del virus dell'epatite B ( HBV ) è una grave ma evitabile complicazione dell’immunosoppressione. Dovrebbe essere ottenuto da tutti i pazienti che ricevono una terapia intensiva immunosoppressiva un completo profilo sierologico per HBV. In generale, la terapia anti-HBV preventiva è più efficace di un trattamento somministrato dopo lo sviluppo della riattivazione.

Un’immediata terapia con Lamivudina ( Epivir ) deve essere somministrata ai pazienti a rischio positivi agli antigeni di superficie dell'epatite B ( HBsAg ). Si raccomanda che la Lamivudina venga somministrata per almeno 6 mesi dopo la cessazione dell’ immunosoppressione. Alcuni pazienti che necessitano di una più lunga durata della terapia con Lamivudina rischiano di sviluppare farmacoresistenza. I nuovi agenti anti-HBV sono efficaci nel superare la resistenza alla Lamivudina. Un precoce utilizzo di questi farmaci può essere preso in considerazione.

La riattivazione del virus HBV è stata osservata nei pazienti HBsAg-negativi con infezione occulta da HBV ( HBV DNA-positivi ) con pesante immunosoppressione. La gestione ottimale di questo gruppo di pazienti non è ancora ben definita. Per i pazienti che ricevono un allotrapianto di cellule staminali ematopoietiche, lo stato di HBV dei donatori richiede particolare attenzione. Per ridurre al minimo il rischio di trasmissione dell’infezione ai destinatari del trapianto, i donatori HBsAg-positivi devono ricevere un’adeguata terapia anti-HBV prima di donare cellule staminali ematopoietiche.

Come risultato di una immunoterapia adottiva, si osserva la clearance di HBsAg nei pazienti HBsAg-positivi che ricevono trapianti di cellule staminali ematopoietiche da donatori positivi per anticorpi di superficie e del nucleo per l’epatite B. ( Xagena_2009 )

Liang R, Blood 2009; 113: 3147-3153



Link: MedicinaNews.it

Gastro2009 Emo2009 Farma2009

XagenaFarmaci_2009